Eugenio De Medio

romanzo

TESTO

qui puoi leggere:

L'asilo a vasto

La nuvola

La signora maestra

Accadde quel giorno

La maschera

il testo completo in

Scheda a cura di Lucio Angelini

"Nenio" è uno dei libri più credibili mai scritti sul tema della violazione dei minori e sulle devastazioni psicologiche che possono derivare da esperienze del genere, soprattutto se subite in giovanissima età (sei anni, nel caso del piccolo Nenio, Nazareno Davalos, protagonista del libro). Con questo romanzo-verità l’autore, Eugenio De Medio, ha inteso soprattutto dare esemplarità alla storia narrata, per contribuire ad aumentare il grado di consapevolezza intorno a un problema diffuso e gravissimo. Con sobrietà e precisione egli ricostruisce il mondo, inizialmente tranquillo, del bambino Nenio fino all’irruzione del tragico nel suo quotidiano infantile, con l’angoscioso senso di colpa che gliene derivò, il terrore di essere rimasto "incinto", i primi segni della disgregazione, i tic nervosi, le lenzuola bucate perché tenute strette tra i denti durante il sonno, la diffidenza verso tutto e tutti, la voglia di confidarsi con i genitori, frenata dalla convinzione di non essere creduto e dalla certezza delle crudeli rappresaglie di Glauco, l’autore delle ripetute violenze, che, come fin troppo spesso accade, si consumano proprio al riparo delle rassicuranti pareti domestiche. Poi la vita, in qualche modo riprese a scorrere anche per lui, ma i traumi subiti nell’infanzia continuarono a scavare nella sua psiche, corrodendola a poco a poco, e quando, da adulto, Nazareno divenne architetto, dovette dolorosamente provvedere, con l’aiuto dell’analisi, non solo alla progettazione degli spazi, ma anche alla ricostruzione e al restauro delle rovine della propria identità. Gli episodi selezionati, le atmosfere, i luoghi sono evocati con grande nitore e freschezza. Il libro si apre e si chiude con la trascrizione della voce registrata dell’analista che induce il protagonista all’autoipnosi, per favorire lo smantellamento dei blocchi interiori.

"Il vento si era finalmente deciso a disegnare con maestria, nel cielo limpidissimo, una bianca penna d'oca, grande, perfetta, con la punta rivolta verso il basso, la rachide ben definita e le barbe lievemente ondeggianti… Forse si era trattato di un segno divino indirizzato solo a me, come quello apparso a San Paolo di cui ci avevano parlato alla dottrina la settimana prima. In fondo non sognavo di diventare papa?... Ma forse no, forse sarei dovuto diventare soltanto uno scrittore. Ecco, sì, uno scrittore! E non certo prima di avere raggiunto la stessa età del mio papà, che era corrispondente dell'ANSA, in modo da avere il tempo di accumulare sufficienti argomenti di cui scrivere. Archiviai la faccenda tutto felice per quello che avevo interpretato come un inequivocabile messaggio rivolto espressamente a me, da tenere segreto." (Capitolo VIII, "La nuvola"). Ed effettivamente Eugenio De Medio è dovuto arrivare alla cinquantina d’anni prima di trovare il coraggio di dare forma scritta ai dolorosi "argomenti" accumulati, secondo la profezia ricevuta da bambino…

"Non c’è solo la storia di un bambino a cui hanno rubato l’infanzia, ma anche una storia personale di crescita, di rinascita, di un ragazzo che osserva il mondo con occhi diversi rispetto ai suoi coetanei. Insomma io l’ho trovato tenero, appassionante, pungente, doloroso e liberatorio" (dalla scheda di un componente il comitato di lettura di Vibrisselibri)

 

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